Rendere leggibile il percorso a chi non vi conosce
Chi vi legge non sa nulla della vostra azienda, del vostro settore in Italia né delle vostre abitudini di lavoro. Per ogni incarico date il contesto minimo: dimensione approssimativa dell’organizzazione, attività, ambito di responsabilità, team coordinato o clienti seguiti. Basta una riga, ma cambia la comprensione di tutto il resto.
Sostituite le formule generiche con verbi precisi: progettare, negoziare, avviare, formare, ridurre, coordinare. Ogni esperienza deve mostrare che cosa avete fatto, come e con quale risultato, restando entro ciò che potete sostenere in colloquio.
Pensate anche all’ordine delle sezioni. Se l’esperienza più pertinente non è la più recente, un breve profilo di tre o quattro righe all’inizio del documento orienta la lettura verso di essa. Il profilo deve riprendere il lessico dell’annuncio e dire con chiarezza quale posizione cercate.
Risultati verificabili invece di elenchi di mansioni
Un elenco di mansioni descrive un ruolo; un risultato descrive il vostro contributo. Scrivete per esempio: introduzione di un nuovo sistema di monitoraggio degli ordini, adottato da tutto il team. Aggiungete numeri solo quando potete ritrovarli in un documento o spiegarli con semplicità.
Da tre a cinque risultati per ogni esperienza recente sono sufficienti. Ordinateli in base a ciò che chiede l’annuncio, non in ordine cronologico, così chi legge trova subito ciò che gli interessa.
Tenete in un documento di lavoro una versione lunga di tutti i vostri risultati e componete ogni CV attingendo da lì. In questo modo evitate di riscrivere tutto ogni volta e, allo stesso tempo, offrite a ogni datore di lavoro un fascicolo che sembra scritto per lui.
- Verbo d’azione a inizio riga
- Contesto in una frase
- Risultato osservabile, quantificato se possibile
- Strumento o metodo utilizzato
- Legame esplicito con l’offerta cui rispondete
Sigle, qualifiche e titoli di studio: spiegare senza inventare
Sciogliete le sigle italiane che all’estero nessuno capisce. Indicate il nome originale del titolo, poi una breve spiegazione del livello e dell’ambito, per esempio la durata degli studi e la specializzazione. Non scrivete mai che equivale a un titolo straniero preciso: solo un’autorità competente può dirlo.
Se per esercitare serve un riconoscimento ufficiale, segnalate che la pratica è in corso o prevista, senza presentarla come già ottenuta. Questa onestà rassicura il selezionatore e vi evita una contraddizione al momento delle verifiche sul vostro fascicolo.
Formato, lingua e lunghezza: seguire le indicazioni del datore di lavoro
Le aspettative cambiano da un Paese all’altro: foto o no, indicazione dell’età o no, lunghezza, ordine delle sezioni, presenza di una voce sugli interessi. Riprendete le indicazioni dell’annuncio e osservate le abitudini del settore che vi interessa. Modelli come l’editor Europass possono servire da base per lo spazio europeo, mentre i consigli del National Careers Service chiariscono le prassi britanniche.
Scrivete nella lingua richiesta, oppure in quella dell’annuncio se non è indicato altro. Un CV tradotto parola per parola si riconosce dalle costruzioni forzate: adattate le espressioni invece di ricalcarle.
La lettera: una risposta all’offerta, non un riassunto del CV
La lettera deve spiegare perché questo ruolo, questa organizzazione e questo trasferimento si accordano con il vostro percorso. Scegliete uno o due esempi che rispondono a requisiti precisi dell’annuncio e sviluppateli: il contesto, la vostra azione, il risultato.
Evitate di ripetere le righe del CV e le formule di cortesia troppo lunghe. Tre o quattro paragrafi chiari, nel registro atteso dal datore di lavoro, valgono più di una pagina fitta. Concludete con una proposta concreta di incontro, anziché con un ringraziamento generico.
Situazione amministrativa e disponibilità: dire esattamente ciò che è vero
Indicate la disponibilità con una data realistica e precisate senza ambiguità la vostra situazione amministrativa: autorizzazione al lavoro già posseduta, pratica che spetta al datore di lavoro, oppure informazione da verificare. Un selezionatore straniero vuole sapere subito se l’assunzione è possibile e a quali condizioni.
Non dichiarate mai un diritto che non avete ancora. Un’affermazione inesatta può far finire un processo di selezione, o addirittura un contratto, e lascia un’impressione negativa duratura in un settore dove i professionisti si conoscono.
Infine, menzionate le lingue con un livello descritto attraverso fatti: lingua di lavoro per diversi anni, certificazione conseguita, periodi di studio all’estero. Un livello dichiarato senza basi viene messo alla prova alla prima domanda in quella lingua, ed è meglio un’indicazione modesta ma esatta che un aggettivo lusinghiero.
Far rileggere i passaggi tecnici a una persona competente
I termini tecnici, i nomi dei titoli di studio e le denominazioni dei ruoli sono i primi a essere tradotti male. Fate rileggere il fascicolo a una persona che padroneggia la lingua e, se possibile, il mestiere: un collega straniero, un contatto professionale, un ex compagno di studi che vive nel Paese.
Una rilettura non serve solo a correggere l’ortografia. Permette di verificare che il modo di presentare i vostri incarichi corrisponda alle abitudini locali e che il tono non sia né troppo modesto né troppo promozionale rispetto alla cultura professionale di riferimento.
Controllo finale prima dell’invio: destinatario, allegati, formato
Prima di inviare, verificate il nome del destinatario, il titolo esatto della posizione, il riferimento dell’annuncio e gli allegati richiesti. Rispettate il formato del file, il nome del documento e la dimensione massima indicata, altrimenti il fascicolo rischia di essere scartato da un sistema automatico.
Rileggete infine ad alta voce, come se foste il selezionatore. Ogni frase deve essere comprensibile anche a chi non conosce il vostro Paese. Conservate una copia esatta di ciò che avete inviato, perché vi servirà per preparare il colloquio.
Domande frequenti
Bisogna mettere la foto sul CV per l’estero?
Dipende dal Paese e dal settore. In alcuni Paesi la foto è abituale, in altri è sconsigliata o insolita. Seguite le indicazioni dell’annuncio e, in assenza di queste, osservate le abitudini delle aziende locali. Nel dubbio, preferite un CV senza foto e incentrato sulle competenze.
Come presentare un titolo di studio italiano a un selezionatore straniero?
Indicate il nome originale, l’istituzione, il Paese e la durata, poi una breve descrizione del livello e dell’ambito. Non affermate equivalenze: spettano agli organismi competenti. Se la professione è regolamentata, precisate a che punto è la vostra pratica di riconoscimento.
La lettera di presentazione è sempre necessaria?
Non sempre. Alcune offerte la richiedono, altre la considerano facoltativa, e certi datori di lavoro non la leggono. Quando è opzionale, una lettera breve e mirata può distinguervi, soprattutto per spiegare un trasferimento. Seguite in via prioritaria l’indicazione riportata nell’annuncio.
In quale lingua scrivere la candidatura?
In quella dell’annuncio o in quella indicata dal selezionatore. Se l’annuncio è in inglese in un Paese non anglofono, l’inglese è in genere appropriato. Evitate di mescolare le lingue nello stesso documento e fate rileggere il testo per correggere le costruzioni calcate sull’italiano.
